Gruppo clown

Il Gruppo Clown I Giulivi nasce nel 2005 con l’obiettivo di esserci per dare un sollievoo un sostegno a chi si trova in una situazione di disagio o sofferenza, cercandosempre di rispettare la sensibilità delle  persone che si hanno di fronte.    Il naso rosso che indossiamo è per noi modo per metterci in gioco, ascoltare chi abbiamo di fronte con tutti noi stessi e provare a dirgli con un gesto semplice che è importante èche qualcuno lo ha a cuore.Le attività sono realizzate grazie all’impegno a titolo completamente gratuito di 16 volontari.

 Il Gruppo si incontra 2 volte al mese. Durante le riunioni, la prima mezz’ora è dedicata all’organizzazione dei servizi ed alla gestione di altri aspetti logistici (es. acquisto di materiali mancanti, rendicontazione di spese ecc.). Successivamente gli incontri seguono un andamento alternato secondo quanto già condiviso insieme, e prevedono o un’attività laboratoriale (es. origami, sculture di palloncini, giocoleria micro-magia ecc.) e un’attività di ricerca interiore: ognuno a turno porta qualcosa su cui riflettere, confrontarsi, consigliarsi ecc.

I volontari clown non sono attori professionisti, realizzano spettacoli in cui la “struttura di fondo” è solo una sorta di bussola, ovvero un parametro orientativo di base, un contenitore che aspetta di essere riempito con l’improvvis-azione. Il clown non si propone in modo “passivo”, ma stimola il coinvolgimento con i presenti non creando una divisione tra proponenti e fruitori, ma cercando altresì di rendere “l’altro” il vero protagonista. Il clown quindi non conosce mai a priori il suo palcoscenico, e la sua preparazione, che per ovvi motivi non termina mai, è fondata proprio su questa metafora della vita: l’imprevisto. Regalare un po’ di gioia in un contesto di sofferenza può non essere semplice, per tale motivo è bene agire non da soli ma entro un gruppo in cui si trova sostegno reciproco. Così il volontario clown si muove almeno in coppia per consentire una sorta di “suddivisione”, ma allo stesso tempo di  “condivisione”, delle responsabilità della propria azione.

Il numero varia poi a seconda dei contesti: se si tratta di una camera di ospedale è preferibile non creare affollamento, per cui solitamente ci muoviamo in piccoli gruppi di due/tre persone, mentre in contesti come un’animazione in strada o una festa in una struttura residenziale si opta per un numero maggiore di volontari.

 

Il Decalogo del volontariato clown

Questo decalogo è frutto di alcune riunioni del Gruppo di Volontari Clown “I Giulivi”. Il decalogo è “aperto”, nel senso che ognuno, nel tempo, potrà sempre proporre qualche “regolina” da inserire oppure riprenderne qualcuna da “aggiustare”. E’ lo spunto anche per le nostre riunioni di approfondimento, per affrontare qualche tematica particolare.

Il Decalogo vuole essere uno strumento utile non ad imporre dei valori o dei comportamenti, ma altresì ad illuminare un percorso da fare insieme ricordandoci sempre chi siamo, cosa facciamo e perché, si tratta quindi di riconoscersi in essi e di impegnarsi ad accoglierli facendone tesoro  per poi tradurli nella propria azione da volontario, poiché non basta credere in qualcosa e sciacquarsi la bocca di belle parole: dobbiamo renderci credibili.

 

· Il clown sa fare silenzio

· Il clown sa aspettare

· Il clown sa che può essere rifiutato e lavora   interiormente per accogliere anche questo

·  Il clown non vive le riunioni ed i servizi come obbligo; se motivato partecipa spontaneamente alla vita di gruppo, quando e come può

·  Il clown cerca di dare accoglienza

·  Il clown si impegna a non giudicare, a partire da se stesso e dagli stessi compagni volontari

·  Il clown ha consapevolezza della propria azione

·  Il clown ha ben presente il senso della responsabilità della propria azione senza perdere la   “ libertà”

· Il clown durante i servizi si ricorda di essere portatore di valori etici; pertanto non critica e  giudica in alcun modo chi ha davanti per le proprie posizioni politiche, provenienza geografica, credi religiosi o di altra natura, ecc.

·  Il clown è versatile

·  Il clown da importanza alla condivisione dei vissuti come momento di crescita personale ed arricchimento proprio e del gruppo

·  Il clown utilizza il “rimando dell’altro”, quello che arriva e … lo traduce in … scherzo..  ironia … sorriso … silenzio … esserci

·  Per fare questo il clown deve mettersi in ascolto

·  Il clown deve aver presente il “non fare”

·  Il gruppo deve dare forza al gruppo

·  Il clown non è protagonista

·  Il clown non improvvisa sempre e soltanto

·  Per improvvisare si deve avere un’adeguata preparazione

· Essere preparati non significa necessariamente avere un repertorio di “azioni” (es.giocoleria, palloncini, miscromagia ecc.); esse sono solo agganci per stabilire relazioni o strumenti utili in contesti specifici (es. animazioni in piazza)

· Il clown “può” far confusione, ma non è quello il suo scopo

· Il clown tiene presente che ci si può anche divertire, ma con la discrezione necessaria al tipo di contesto

· Il clown si modera nel linguaggio e si impegna a non dire parolacce

· Il clown ha consapevolezza della propria voce come strumento sonoro; attenzione a non urlare

· Il clown non investe il suo tempo a casaccio

· Il clown dovrebbe avere la divisa invernale ed estiva

· Il clown cerca “anche” di portare un sorriso

· Il clown si muove in gruppo e non perde di vista la  squadra

· Non è compito esclusivo dell’angelo clown far “rientrare” qualcuno in squadra

·  Il clown pone attenzione all’eventuale formazione spontanea di sottogruppi che possono dividere la squadra

· Il clown si impegna ad ascoltare, soffermarsi, osservare … a tutto tondo

·  Non per questo entra in “ansia da prestazione”

·  Il clown cerca di alleggerire l’altro

· Il clown sa che può “appesantirsi”… di tante emozioni … gioie e dolori …